Progettare le condizioni perché una comunità pensi, decida e agisca insieme.
Una pratica professionale, etica e politica per attivare intelligenza collettiva situata in territori, comunità e istituzioni. Di Domenico Di Siena.

Civic designer, architetto e urbanista. Da più di vent’anni accompagno istituzioni, città e consorzi europei nel progettare le infrastrutture in cui l’incontro diventa innovazione pubblica e sociale.
«Quando pensi di sapere più o meno qualcosa su un tema, arriva Di Siena e ti mostra cosa succede se lo rovesci.»
«La tua capacità di «provocare» e di far uscire un po’ la gente dal seminato. Di fare a volte domande scomode su un tema.»
Dal questionario del 2019 alla comunità del corso, tradotto dallo spagnolo. domenicodisiena.com ↗
Il civic designer non progetta la soluzione. Progetta le condizioni perché una comunità possa scoprirla, formularla, prototiparla e sostenerla.
Progetta l’ambiente: chi si incontra, dove, con quali dinamiche e con quale frequenza. E lo fa dal territorio, facendone parte, non sopra di esso.
Non è partecipazione con un altro nome. La partecipazione classica cerca legittimità rappresentando tutti, e quasi mai ci riesce. Il design civico attiva intelligenza collettiva situata: un processo aperto, documentato e poroso, la cui legittimità viene da come se ne ha cura.
Esplora il territorio, coinvolgi chi c’è già e definisci la sfida comune.
Diffondi, dialoga e connetti gli attori prima di chiamare chiunque a co-progettare.
Catalizza, dispiega e sintetizza proposte che nessuno avrebbe fatto da solo.
Testa, esegui e valuta. Senza questa azione, la partecipazione è teatro.

«Mi interessano perché spogliano il progettista della convinzione che la sua soluzione sia quella giusta…»
«Il design civico implica più che progettare lo spazio pubblico: include la comunità come parte del progetto, e non solo nel ruolo limitato di chi dà un’opinione.»
«La formazione di un territorio sociale mentre si costruisce un territorio fisico abitabile (non soltanto occupabile).»
«Ho lavorato a piani urbanistici per la mia città e tutto è finito in un cassetto: non siamo riusciti ad avviare un solo progetto di tutto quello che abbiamo pianificato.»
Nel gennaio 2019 ho chiesto alla comunità del corso a cosa serve il design civico. Hanno risposto quasi novanta persone da più di quindici paesi. Le risposte erano in spagnolo e qui sono tradotte.

Civic Design. Collective Intelligence for Public and Social Innovation.
Visione, mestiere e strumenti di campo per progettare infrastrutture democratiche. Finanziato con il crowdfunding, è nella fase finale di produzione e uscirà con Public Mesh. L’edizione in produzione è in lingua inglese.
«La democrazia non sta morendo: sta cambiando luogo.»
Civic Design: concetti e pratiche per la partecipazione. Quasi quattordici ore di video per leggere il territorio e progettare la governance collaborativa.
Ibridazione fisico-digitale, glocalità, quartiere e identità locale; multiappartenenza, adhocrazia, estituzione e democrazia liquida. Poi il caso Dreamhamar e sei incontri con esperienze italiane. Alla fine di tutte le lezioni l’aula rilascia un certificato con un codice verificabile, e ci sono due lezioni aperte per provare.

«Il corso mi ha dato un quadro per dare un nome a quello che già facevo in modo intuitivo nei progetti di quartiere.»
«La distinzione tra Spaces for Encounter ed eventi ha cambiato il mio modo di pianificare i processi.»
«Non è teoria: il Collective Intelligence Canvas lo uso ormai in ogni progetto nuovo, dal primo giorno.»
«Non ho finito il corso, ma fin dove sono arrivata (le lezioni teoriche) mi ha aperto molto la mente su fenomeni con cui lavoro e che vivo ma a cui non sapevo dare un nome. «Estituzione» la uso molto. Consiglio sempre il tuo corso.»
Queste quattro voci vengono dall’edizione spagnola del corso: le prime tre sono recensioni su Udemy, la quarta una risposta al questionario del 2019.
Una metodologia sperimentale: il Toolbox trasformato in dieci strumenti che funzionano con l’IA che già usi.
Con ChatGPT, Claude o Gemini, l’IA smette di improvvisare: conduce con te una sessione di lavoro e restituisce un oggetto da portare in riunione. La decisione, il criterio e la responsabilità sul processo non si delegano.
“Not an AI to automate democracy, but an AI to strengthen collective intelligence.”

Un atlante di luoghi e pratiche civiche che curo personalmente: posti dove una comunità fa città o territorio attraverso la collaborazione.
Bagni pubblici di quartiere, fabbriche recuperate, botteghe di paese riaperte, mense comunitarie, laboratori civici. Ogni luogo dichiara chi lo promuove, il grado reale di partecipazione, se è ancora in piedi e se si può visitare, e ogni dato porta la sua fonte.

«Ci sono tante forme del comune quanti sono i posti dove le persone decidono di prendersi cura di qualcosa insieme.»
Direttamente su Public Mesh, la casa editrice dedicata ai contenuti su innovazione democratica, pratiche civiche e vita in comune. Il corso è già in vendita; il libro è in produzione e sarà in vendita lì. Il pagamento è gestito da Stripe.
Sì. La newsletter è l’unico materiale che scrivo direttamente in italiano: una o al massimo due email a settimana, note di pratica per chi facilita processi reali. Il corso ha un’edizione italiana; il libro in produzione e la rivista Public Mesh sono in inglese.
Ho lasciato l’Italia molto giovane: il mio corpus teorico è cresciuto in spagnolo e in inglese, e l’edizione del libro in produzione è quella inglese. Sto costruendo progressivamente materiali anche in italiano: il corso ha già la sua edizione italiana, e questa newsletter è il primo tassello.
A vita e al tuo ritmo. Paghi una volta, senza abbonamenti: il corso resta nel tuo account Public Mesh e entri quando vuoi con la tua email.
Tredici ore e cinquantatré minuti di video on-demand, in 23 lezioni e incontri raggruppati in 4 sezioni: l’introduzione, le idee chiave, il caso di studio Dreamhamar e sei incontri con esperienze italiane.
No. Sono corsi diversi, non traduzioni. L’edizione italiana sono 13 h 53 in 23 lezioni e incontri, con il caso Dreamhamar e sei esperienze italiane, registrati nel 2017. L’edizione inglese sono 3 h 8 in 29 lezioni brevi, costruite come manuale di campo; quella spagnola, 13 h 35 in 17 elementi; quella francese, 8 h 53 registrate nel 2016. Condividono il metodo, non il materiale.
No. Il corso è pensato per architetti, funzionari pubblici, designer, ricercatori e innovatori sociali che lavorano con le comunità, qualunque sia il punto di partenza.
Sì. Quando hai seguito tutte le lezioni, l’aula ti rilascia un certificato di completamento in PDF, con un codice che chiunque può verificare online. Non è un titolo ufficiale: se per la formazione continua ti serve qualcosa di più, scrivi prima di comprare a hola@publicmesh.org.
Guarda prima le due lezioni aperte del programma. Su Public Mesh, come per ogni contenuto digitale, il diritto di recesso si perde quando inizia l’accesso. Preferisco una vendita in meno a una persona insoddisfatta.